REALITY ORIENTATION THERAPY
Demenza, una malattia non semplice da gestire e senza una cura. Infatti, come sappiamo bene, non esistono cure che possano guarire il nostro caro da questa orribile malattia.
Tuttavia, esistono delle terapie non farmacologiche, come abbiamo visto nell’articolo sulle Terapie contro la demenza!, che possono alleviare i sintomi, se praticate con impegno, costanza e tenacia.
REALITY ORIENTATION THERAPY DEFINIZIONE
In questo articolo andremo ad analizzare nel dettaglio la ROT, Reality Orientation Therapy, ovvero una terapia non farmacologica, molto diffusa, che viene praticata a tutti i pazienti affetti da una demenza cognitiva lieve o moderata.
Questa tecnica è stata ideata da Folsom e Taulbee intorno agli anni ’60 come una tecnica specifica per la riabilitazione dei pazienti affetti da deterioramento cognitivo. La ROT ha l’obiettivo di riportare il paziente al sé personale, alla propria storia e nell’ambiente circostante in cui si ritrova a vivere.
La terapia consiste, quindi, nel ridurre la tendenza della persona all’isolamento rendendo in questo modo il paziente più partecipe alle interazioni sociali con altre persone e con l’ambiente che lo circonda.
REALITY ORIENTATION THERAPY ESERCIZI
Come funziona la ROT? Questo tipo di terapia avviene tramite molteplici e ripetitive stimolazioni verbali, scritte, visive e musicali andando in questo modo a rafforzare le informazioni del paziente nello spazio-tempo attuale e nella propria storia personale. Nel dettaglio è possibile concentrarsi su specifiche attività:
- sull’orientamento nel tempo andando a stimolare i ricordi di un giorno, di un mese, di un anno oppure di festività. Per fare questo esercizio mentale ci si può avvalere di lavagnette sulle quali scrivere il giorno di riferimento, così che il paziente possa elaborare un ricordo;
- sull’orientamento nello spazio andando a stimolare il ricordo di un luogo, di un incontro o di percorsi della sua vita, attraverso continui richiami verbali alla memoria della persona. In questo caso può risultare utile l’utilizzo di orologi digitali oppure cartelli specifici di orientamento sulle varie stanze della casa (es: bagno, cucina, stanza da letto, ecc);
- sull’orientamento rispetto a se stessi attraverso la stimolazione del ricordo di dati anagrafici e della storia personale, con l’ausilio di foto, documenti o ricordi del paziente.
REALITY ORIENTATION THERAPY ESERCIZI
Come funziona la ROT? Questo tipo di terapia avviene tramite molteplici e ripetitive stimolazioni verbali, scritte, visive e musicali andando in questo modo a rafforzare le informazioni del paziente nello spazio-tempo attuale e nella propria storia personale. Nel dettaglio è possibile concentrarsi su specifiche attività:
- sull’orientamento nel tempo andando a stimolare i ricordi di un giorno, di un mese, di un anno oppure di festività. Per fare questo esercizio mentale ci si può avvalere di lavagnette sulle quali scrivere il giorno di riferimento, così che il paziente possa elaborare un ricordo;
- sull’orientamento nello spazio andando a stimolare il ricordo di un luogo, di un incontro o di percorsi della sua vita, attraverso continui richiami verbali alla memoria della persona. In questo caso può risultare utile l’utilizzo di orologi digitali oppure cartelli specifici di orientamento sulle varie stanze della casa (es: bagno, cucina, stanza da letto, ecc);
- sull’orientamento rispetto a se stessi attraverso la stimolazione del ricordo di dati anagrafici e della storia personale, con l’ausilio di foto, documenti o ricordi del paziente.
REALITY ORIENTATION THERAPY PROTOCOLLO
La ROT distingue due diverse modalità terapeutiche ma che sono complementari tra di loro:
- ROT informale;
- ROT formale o in classe.
La prima prevede l’introduzione di facilitazioni temporo-spaziali nell’ambiente quotidiano del paziente e implica la partecipazione costante di badanti, famigliari e/o di chi direttamente assiste la persona durante la giornata, fornendo in questo modo ripetute e continue informazioni basate sul riorientamento. Questo procedimento è possibile svolgerlo, da parte dei parenti, attraverso le semplici attività che abbiamo elencato precedentemente, come ad esempio l’inserimento di biglietti in ogni stanza della casa.
E’, altresì, importante comunicare sempre al paziente delle informazioni corrette sulla sua persona, sull’orientamento spaziale e su quello temporale approfittando dei momenti abituali. In particolare è importante porgli delle domande come ad esempio: dove si trova, come si chiama, che giorno è oggi; nel momento in cui le risposte del paziente risultino insensate è fondamentale fargli notare gli errori e continuare a persistere con ulteriori domande.
Ad affiancare questa prima fase informale, è stata sviluppata una seconda fase che prende il nome di ROT formale, che consiste in sedute giornaliere di circa 45 minuti, svolte in gruppi di 4-6 persone omogenee, divise secondo il loro grado di comprensione cognitiva. Durante questi incontri l’operatore utilizza una metodologia di stimolazione standardizzata, con l’obiettivo di riorientare il paziente sempre verso la propria vita personale, l’ambiente e lo spazio.
Chi sono i migliori candidati per questa ricerca?
I candidati, che secondo gli studi, risultano migliori sono tutti i pazienti, come accennato prima, con un deterioramento cognitivo lieve o moderato, privi di ogni deficit sensoriale e disturbi comportamentali che possano in qualche modo pregiudicare la partecipazione alle sedute riabilitative di gruppo.
Questa tecnica, se ben esercitata, nell’ambito del domicilio del paziente e con un’adeguata formazione dei familiari intorno a lui, può produrre ottimi risultati andando in questo modo a migliorare la qualità di vita dell’anziano e di chi vive ogni giorno accanto a lui.