LA DIAGNOSI dell’ ALZHEIMER
Cosa succede quando si scopre che un proprio famigliare soffre di Alzheimer?
L’invecchiamento è una tappa che tutti prima o poi affrontiamo nella vita e che mette in gioco sia dinamiche intime e personali sia dinamiche relazionali all’interno dell’ambiente familiare. Molto spesso nel processo dell’invecchiamento l’insorgere di una malattia rappresenta un punto di svolta. L’emergere di patologie, come le demenze, che vanno a ridurre le abilità e l’autonomia personale, trasformano le condizioni di vita del paziente sia a livello comportamentale sia a livello relazionale.
Quando si riceve una diagnosi di demenza o Alzheimer per un proprio familiare è necessario che ci rendiamo conto che dovremo adottare dei cambiamenti, sia a livello relazionale sia a livello pratico, per adattare l’ambiente alle nuove condizioni di salute del nostro caro.
- Diviene fondamentale cambiare gli equilibri familiari in cui siamo vissuti fino al momento della scoperta della malattia;
- Dobbiamo adattare i nostri comportamenti all’evolversi della malattia: gestendo la sorveglianza, la cura del paziente e facendo combaciare il tutto con gli impegni lavorativi e personali;
- Imparare a gestire il disagio che si potrebbe creare a causa di momenti di agitazione del nostro caro in pubblico;
- Riuscire a gestire il cambio di ruolo all’interno della struttura familiare, passando da figli a genitori.
- Essere in grado di gestire i fattori psicologici, come impotenza ed ansia, che possono colpirci nel momento in cui capiamo di aver perso un pilastro della nostra vita.
Quali sono i sentimenti tendiamo a sviluppare quando scopriamo la malattia del nostro caro?
NEGAZIONE
Una delle reazioni più normali e frequenti di fronte alla malattia è la negazione, cioè il rifiuto di credere “vero” ciò che sta accadendo al malato e, di riflesso, a noi. In questi momenti è come se la nostra mente si rifiutasse di accettare la gravità della malattia che sta colpendo il nostro caro.
ANSIA E IPERCOINVOLGIMENTO
Solo con il passare del tempo riusciremo ad acquisire la consapevolezza della realtà sullo stato di salute del nostro caro. Inizieremo quindi a comprendere che l’unica cosa vera è il dolore e lo smarrimento che è provocato dalla malattia. Si sviluppa anche un senso di ansia, ovvero la voglia di “fare qualcosa” per tenere la mente occupata e cercare di gestire il problema. Questo porta ad un alto livello di sorveglianza a iperattività. Il nostro cervello, infatti, punta a far di tutto per non pensare alla malattia che sta colpendo il nostro caro.
SENSI DI COLPA
A molti di noi, succede spesso che il sentimento di rabbia e insicurezza venga sostituito dal senso di colpa. Trovarsi a gestire un familiare affetto da demenza è molto faticoso e può mettere a dura prova la nostra pazienza.
- Ci sentiamo in colpa perché amiamo il nostro caro e sentiamo l’ingiustizia del nostro comportamento spesso troppo intollerante;
- Ci possiamo sentire in colpa non solo per aver perso la pazienza, o perché ci vergogniamo della condizione e del comportamento del malato, ma possiamo anche sentire il peso del ricordo di alcune situazioni di contrasto con lui, sia precedenti che successive all’esordio di malattia.
E allora che fare?
Non serve soffocare la propria emotività negativa, essa va accettata perché è assolutamente umana e normale
RABBIA
Man mano che la malattia progredisce nel tempo attraverso le sue fasi tipiche, ci rendiamo conto che il nostro continuo investimento di energie per riportare il malato alla condizione “normale” non può andare a buon fine. Ed è proprio in questi momenti che nasce il sentimento di delusione, fallimento, nervosismo e rabbia.
Iniziamo ad arrabbiarci con il nostro famigliare e con noi stessi perché siamo impotenti e incapaci di risolvere uno dei più grossi problemi che affliggono il nostro caro.
Questa rabbia che proviamo nei suoi confronti però non significa che lo amiamo meno. Amore e rabbia sono facce di una stessa medaglia.
Di fronte a momenti di rabbia, più che colpevolizzarci, è utile cercare di avere un aiuto nella assistenza e parlare con altri che hanno avuto o che stanno affrontando la nostra stessa esperienza: nella sofferenza, cosi come nella speranza, non siamo soli. In questo ci vengono in aiuto realtà che offrono servizi di assistenza alla persona (home page) e gruppi di aiuto mutuo aiuto per caregivers familiari.
ACCETTAZIONE
Dopo tanto dolore arriva il momento di elaborare, accettare e affrontare nostre sofferenze per riuscire a superarle. Solo in questo modo saremo pronti per gestire i cambiamenti nelle dinamiche familiari e nelle modalità comunicative che sono necessari alla creazione di un nuovo equilibrio personale e familiare.
Ricordiamoci che non dobbiamo fare tutto da soli ma che possiamo chiedere aiuto all’esterno del nucleo familiare, ad esempio attraverso un supporto domiciliare di professionisti come psicologi o assistenti alla persona. (assistenza domiciliare)
Infine, è bene ricordarsi che è giusto che ci impegniamo nella gestione del nostro caro però abbiamo anche il diritto di concederci momenti di riposo e di svago, con un po’ di “sano egoismo”. Questo ci permetterà di tornare dal nostro caro pieni di energia per un accudimento più efficace.