LA TERAPIA DELLA RIMOTIVAZIONE
La terza terapia che prendiamo in analisi oggi è, la terapia di Rimotivazione, che nasce negli Stati Uniti, a metà degli anni ’50. Il suo inventore, Doroty H. Smit, lavorava come volontario all’Ospedale di Philadelphia. Questa terapia è diffusa in molti paesi come in America e nei paesi anglosassoni dove esistono corsi di laurea specifici per lo studio di questa terapia, mentre in Italia è ancora poco conosciuta e poco utilizzata.
La terapia di rimotivazione consiste in un intervento cognitivo-comportamentale che ha l’obiettivo di riattivare l’interesse dell’anziano verso gli stimoli esterni e le reazioni perdute, aumentando in questo modo la socializzazione e l’autostima, sintomi ormai perduti a causa della patologia.
Questo intervento punta a spronare l’anziano a discutere di temi di attualità che, tuttavia, devono risultare vicini alla realtà della persona così da far crescere in lui la sensazione di interesse nel partecipare ad attività educative. Di conseguenza, è importante che l’educatore prima di iniziare la terapia vera e propria con il paziente approfondisca gli aspetti caratteriali, gli interessi e le abitudini dell’anziano.
GLI OBIETTIVI TERAPIA RIMOTIVAZIONE
Questo tipo di terapia può essere applicata a tutte le persone affette da decadimento cognitivo lieve oppure anche a tutte quelle persone che si trovano in una situazione di solitudine, depressione e/o con altri disturbi psichiatrici.
La terapia può essere svolta individualmente o in gruppi, di 6-8 partecipanti, con sedute settimanali costanti. Come già accennato precedentemente sono importanti i temi d’attualità, ed è per questo motivo che vengono proposti articoli di giornali, articoli scientifici, riviste, brani letterari e poesie. Tutto questo materiale viene scelto con molta attenzione dal responsabile della seduta in base agli interessi dei partecipanti.
Questa terapia si divide principalmente in 5 fasi:
- Accettazione: ogni partecipante dovrà sentirsi libero di esprimersi senza temere dei giudizi dei compagni. L’atmosfera dovrà risultare rilassata, accogliente e calda al fine di accogliere tutti allo stesso modo e facendoli sentire tutti a proprio agio.
- Creare il ponte con la realtà: in questo passaggio l’operatore dovrà introdurre l’argomento del giorno scelto in base al bisogno del gruppo.
- Condividere l’argomento con gli altri: ogni partecipante dovrà condividere le proprio esperienze sul tema in maniera generale e non assolutamente personale.
- Condividere esperienze: dopo un po’ di tempo la discussione si sposterà dal generale al personale, in questo modo ogni persona avrà il compito di raccontare le proprie esperienze, opinioni e valori. I partecipanti dovranno sentirsi liberi di partecipare, in quanto non esistono risposte giuste o sbagliate.
- Finale: quando la seduta si sta avviando alla conclusione è il momento in cui ogni partecipante viene ringraziato per il suo contributo e viene richiesto ai partecipanti un nuovo tema al fine di poterlo affrontare nella seduta successiva.
Per conoscere qualcosa in più anche su altre terapie non farmacologiche potete trovare l’articolo Terapie contro la demenza! che contiene molte informazioni sulle terapie applicate agli anziani affetti da demenza.
Se desiderate avere una consulenza gratuita per uno screening cognitivo del vostro caro potete contattarci liberamente al numero 0117930904 e saremo lieti di aiutarvi a trovare la soluzione giusta per voi e il vostro caro.