La Demenza
La malattia di Alzheimer costituisce la forma più comune di patologia neurodegenerativa nella popolazione anziana a livello mondiale. Si caratterizza per il lento e progressivo depauperamento neuronale associato alla degenerazione neurofibrillare e alla formazione di placche senili.
La demenza è caratterizzata dallo sviluppo di una evidente compromissione della memoria e dall’ alterazione di almeno una delle seguenti funzioni cognitive: linguaggio, abilità prassiche, capacità di riconoscimento di oggetti e funzioni esecutive.
Con il termine demenza si può fare riferimento a varie condizioni, tra cui:
- una condizione neurodegenerativa cronica progressiva ed irreversibile come ad esempio l’Alzheimer
- condizioni che portano a conseguenze secondarie, anche reversibili, come ad esempio tumori cerebrali
Un’altra classificazione delle demenze varia in base all’area cerebrale colpita, quindi è possibile trovare:
- corticali: Alzheimer
- sottocorticali: Morbo di Parkinson, idrocefalo normoteso e molti altri
- miste: demenza multi-infartuale, demenza tossiche e altre.
CRITERI DIAGNOSTICI DELLA DEMENZA
Per concentrarsi sul concetto clinico di demenza nel 1984 McKhann e collaboratori avevano formulato dei criteri che distinguono la diagnosi di Alzheimer in:
- Certa (basata su riscontri neuropatologici),
- Probabile (definita su base clinica e confermata da test neuropsicologici, con deficit peggiorativi in due o più aree cognitive)
- Possibile (presenza di deficit cognitivo isolato, progressivo e grave, presenza di elementi atipici nell’esordio, nella presentazione o nel decorso clinico).
Successivamente, l’interesse per scoprire di più sull’Alzheimer si è spostato sulla possibilità di effettuare diagnosi precoci. In questo senso, nasce il concetto di Mild Cognitive Impairment (MCI) che è stato introdotto per definire la fase di transizione tra l’invecchiamento normale e la demenza. I criteri diagnostici adottati nel 1984 per definire il MCI sono:
- presenza di un disturbo soggettivo di memoria confermato;
- rendimento patologico per età e scolarità nelle prove di memoria;
- nessuna interferenza sulle attività di vita quotidiana del soggetto;
- normalità delle altre funzioni cognitive;
- assenza di demenza e di altre condizioni morbose
Tuttavia,recentemente, i criteri proposti sono stati rielaborati con lo scopo di individuare forme precliniche del disturbo attraverso l’utilizzo combinato di esami clinici e strumentali e marker biologici. A tal proposito, è stata introdotta una classificazione che tenesse in considerazione gli stadi precoci della malattia.
Dunque sono state distinte due diverse fasi della demenza:
- una fase prodromica dell’Alzheimer, condizione precoce che è caratterizzata da disturbi di memoria episodici
- una fase demenza AD (Alzheimer disease), una condizione in cui i sintomi cognitivi sono sufficientemente severi da interferire con le attività di vita quotidiana.
Questa fase avanzata prevede tre manifestazioni della malattia:
- AD tipica (alterazioni cerebrali a carico delle strutture temporo-mediali, disturbo della memoria e di un altro dominio cognitivo);
- AD atipica (include sindromi focali corticali non-amnesiche, quali afasia progressiva primaria non fluente, afasia logopenica, atrofia corticale posteriore);
- AD mista (patologia Alzheimer in concomitanza con altre cause biologiche).
- Stadio preclinico dell’AD consistente in un lungo periodo asintomatico compreso tra l’instaurarsi dei processi patologici della malattia e la manifestazione dei primi sintomi clinici.
Quali sono i segni principali per riuscire a diagnosticare la malattia?
L’Alzheimer è possibile diagnosticarlo solo se è presente uno dei seguenti criteri:
- Evidenza di una mutazione genetica
- Declino della memoria e dell’apprendimento e di almeno un altro dominio cognitivo (basato sull’anamnesi dettagliata o su test neuropsicologici seriali).
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