<

Rimani sempre aggiornato

Scopri le ultime novità

Ultime Notizie


Alzheimer, come parlare e comunicare nella vita quotidiana nonostante la malattia.

Comunicare con gli anziani

Comunicare con gli anziani

Comunicare con le persone anziane non sempre è semplice e lo diventa ancora meno quando il nostro interlocutore è affetto da decadimento cognitivo.
Vi siete mai chiesti in che modo è necessario rivolgersi ai vostri cari che soffrono di Alzheimer o di Demenza?
Secondo una famosa frase di J. Leland pubblicata nel New York Times “Il compito principale di una persona con Alzheimer è quello di mantenere un senso di sé o personalità. Se sai che stai perdendo le tue capacità cognitive e stai cercando di mantenere la tua personalità, e qualcuno ti parla come un bambino, ti sconvolge.”
Parlare utilizzando un vocabolario non appropriato per degli adulti potrebbe sembrare un modo dolce e carino di rivolgersi ad una persona fragile. Si potrebbe pensare, infatti, che questo linguaggio potrebbe farla sentire meglio con sé stessa, ma non è così. Il paziente infatti si sente a disagio e fuori contesto, in quanto non è un bambino ma una persona adulta.
Proprio sulla base di questa considerazioni, è bene ricordarsi che ci stiamo confrontando con delle persone adulte che hanno vissuto una lunga ed intensa vita. Per questo motivo, a loro non piace quando vengono messi a paragone con i bambini attraverso l’utilizzo di parole vezzeggiative e/o diminutive, come ad esempio “tesorino”, “amorino” “ma che bravo che sei”, in quanto non vogliono perdere la loro integrità e la loro dignità.
Lo sapevi che secondo uno studio condotto dall’Università di Yale, il nostro rivolgerci con determinati termini ad una persona che soffre di demenza potrebbe generare nella stessa un senso di incapacità e di incompetenza?
Questo rappresenta un forte danno poiché spinge il paziente ad entrare in una spirale di negatività che causa una accelerazione del processo della malattia, abbassando l’autostima e aumentando la sua depressione. La conseguenza di ciò è un’ulteriore chiusura verso il mondo che lo circonda.
Quali sono gli altri elementi che, insieme al tipo di vocabolario utilizzato, influenzano la qualità di un rapporto con un paziente affetto da demenza o Azheimer?
Gli elementi che influenzano il rapporto con il vostro caro possono essere ritrovati non solo nei termini utilizzati ma anche e soprattutto nell’atteggiamento, nel tono e nella considerazione che gli date.
Per quanto riguarda l’atteggiamento è bene tenere in considerazione che il semplice fatto di comportarsi in un certo modo può influire positivamente o negativamente sulla persona: in caso di atteggiamento tranquillo, pacato ed inclusivo si genererà una situazione di serenità.
Questo consentirà all’anziano di sentirsi ancora una persona normale e avrà un impatto virtuoso sul tono del suo umore e sulla conseguente disponibilità a collaborare.
Al contrario, un atteggiamento negativo potrebbe peggiorare il loro già fragile equilibrio, provocando ulteriore agitazione e disorientamento.

Infine, il tono utilizzato dovrebbe divenire un punto cruciale della vostra comunicazione con il paziente. Ricordatevi che:
1. Non ci stiamo rivolgendo a persone con problematiche uditive ma di demenza e che perciò un tono troppo alto potrebbe spaventarle;
2. Dobbiamo rivolgerci includendo sempre il paziente perché in qualsiasi caso egli potrebbe comunque cogliere il senso del discorso e potrebbe perciò sentirsi emarginato, ferito e umiliato per il trattamento riservatogli.
Perciò ricordatevi sempre di sorridere e di mettere il cuore in ogni piccola azione che compiete nei loro confronti perché il paziente farà propri emozioni e comportamenti che gli trasmettete.


Alzheimer e Demenza: 5 campanelli d’allarme

DECADIMENTO COGNITIVO NELL’ANZIANO

DECADIMENTO COGNITIVO NELL’ANZIANO

Nel mondo di oggi sono molte le malattie per le quali sono state scoperte cure appropriate e funzionanti. Purtroppo, però, esistono ancora patologie che non riusciamo a comprendere a causa del loro funzionamento complicato. Di conseguenza, per esse si osserva l’assenza di cure e nessuna possibilità di guarigione. Questo è il caso delle malattie legate al decadimento cognitivo delle persone, come ad esempio l’Alzheimer e le demenze.
Sono molte le persone che ci domandano quali sono i sintomi principali da considerare per riconoscere l’inizio di una possibile malattia legata al decadimento cognitivo. Le domande che ci vengono poste più spesso riguardano la lettura di comportamenti non usuali rispetto a quelli tradizionali che vengono osservati nei propri familiari.
E’ bene fare chiarezza su quali possano essere i primi campanelli d’allarme perché riconoscere precocemente una possibile demenza è fondamentale. Abbiamo appena detto che, purtroppo, non esistono ancora terapie farmacologiche per curare queste malattie. Ciononostante, esistono importanti strumenti che presentano un’efficacia ormai riconosciuta universalmente dal mondo medico e scientifico per contrastare l’avanzare dei loro sintomi e che sono definite terapie non farmacologiche. E’ importante dire che tali strumenti hanno dimostrato tanto più efficacia quanto più precocemente e a lungo sono stati adoperati.
Quindi, quando parliamo di demenza e Alzheimer è bene essere tempestivi in modo da riuscire a prevenire e rallentare fin da subito la malattia, utilizzando le terapie non farmacologiche come, ad esempio, la riabilitazione cognitiva.

COME RICONSOCERE L’ALZHEIMER


1. Memoria cognitiva
Uno dei primi campanelli d’allarme a cui i famigliari devono fare molta attenzione è la MEMORIA.
In generale, a tutti capita di dimenticare delle cose, come ad esempio date o appuntamenti, però nel momento in cui queste dimenticanze dovessero iniziare ad essere sempre più frequenti nell’arco della settimana o di uno stesso giorno potrebbero denotare un possibile problema. Ancora più attenzione va riposta nel momento in cui il vostro caro inizia a dimenticare cose molto più recenti, come ad esempio cosa ha mangiato la sera prima, chi ha visto l’altro giorno, chi ha visto lo scorso weekend e molte altre informazioni che si possono inserire nella categoria della memoria a breve termine.
Altri indizi che potrebbero far pensare alla compromissione dell’area della memoria riguardano le amnesie di lungo termine. In questi casi potrete osservare nel vostro caro delle dimenticanze che si riferiscono a momenti importanti che in situazioni tranquille della sua vita non avrebbe mai dimenticato, come ad esempio delle date di compleanno dei famigliari più stretti, oppure al posizionamento degli utensili all’interno della sua casa, dove vive da sempre, conoscendone ormai a memoria ogni angolo.
2. Orientamento cognitivo
Un secondo campo fondamentale per quanto riguarda i campanelli d’allarme riguarda l’ORIENTAMENTO della persona. Chi soffre di malattia dementigena, infatti, tende a presentare un quadro clinico di disorientamento spazio-temporale.
Ma quando è necessario attivarsi e chiedere aiuto? Per quanto riguarda il disorientamento SPAZIALE, se il vostro caro inizia a perdere dei riferimenti all’interno della casa o anche all’esterno, ad esempio non riesce più a distinguere il luogo in cui si trova oppure non è in grado di cogliere dei nuovi punti di riferimento quando si trova in ambienti aperti, sarà consigliabile prenotare un controllo di prevenzione.
A livello TERMPORALE, invece, occorre fare attenzione alla capacità del vostro familiare di ricordarsi in che anno si trova, quale stagione sta vivendo e altri fattori collegati.
3. Linguaggio: cosa può succedere al vostro caro quando parla?
Un altro elemento fondamentale su cui i famigliari del malato dovranno porre la loro attenzione è il LINGUAGGIO. A tutti noi è capitato, nel bel mezzo di un discorso, di non riuscire a ricordare la parola giusta e di averla sulla punta della lingua ma quando questo fenomeno avviene in maniera più frequente potrebbe nascondere dei problemi cognitivi che sarebbe bene indagare. Quando questo succede, la persona con difficoltà tenderà a fare molti più giri di parole o a rimanere in silenzio a causa della perdita di vocaboli.
4. Problemi economici: riuscirà il paziente a mantenere un buon equilibrio economico?
Un altro campanello d’allarme al quale prestare attenzione è la capacità di gestire il denaro. Le persone che soffrono di decadimento cognitivo, infatti, spesso non saranno più in grado di avere un buon EQUILIBRIO ECONOMICO e di gestire i propri risparmi in maniera consona e appropriata.
5. Personalità: il vostro caro sarà in grado di mantenere le relazioni sociali nella sua vita?
Per ultimo, si dovrà prestare molta attenzione al RITIRO SOCIALE ovvero alla chiusura in se stesso e al cambio di personalità del vostro caro. Questa chiusura lo spingerà a ridurre la comunicazione con i propri parenti e amici e a non volere più uscire di casa. Questo potrebbe portare a sindromi di depressione e/o di ansia.
Se avete bisogno di più informazioni perché magari avete constatato dei cambiamenti in un vostro caro potete contattarci ai numeri 0117930904 e 3200374417 E richiedere una consulenza personalizzata gratuita che potrà includere anche una valutazione neuro-cognitiva da parte della nostra neuro psicologa specializzata.




Iscriviti alla Nostra Newsletter

Rimani sempre aggiornato, ricevi le ultime news



Vieni a trovarci o contattaci

Scrivici per ulteriori informazioni, il nostro Staff risponderà il prima possibile, cercando di soddisfare ogni richiesta





Puoi venirci a trovare nelle nostre tre sedi:

Torino Via Giovanni Servais 81D - 011 7930904

Ciriè Via Robassomero 1 - 011 4461721

Rivoli Corso Susa 60 - 011 6983817

o scrivici per Mail: info@azionecognitiva.it o
contattaci per informazioni al numero: 3200374417